OSS, cos’è e 5 ragioni per provarci

Ciao raga!!

In primo luogo, ne approfitto per augurare a tutti un buon 1 Maggio! In secondo luogo, mi scuso per questo lungo periodo di stand-by che mi sono preso dal blog ma un grosso impegno di studio-propedeutico/lavorativo mi ha assorbito del tutto sia fisicamente sia mentalmente. 

Infatti, da qualche mese a questa parte sono iscritto ad un corso per conseguire il diploma di OSS, ovvero Operatore Socio Sanitario, una figura che, soprattutto da qualche anno a questa parte, sta crescendo in maniera abbastanza esponenziale! E allora, siccome in questo corso devo dedicare tutto me stesso ma non riesco a rinunciare alla mia passione per il “blogging” (si il termine forse non esiste ma mi piace e chissà, magari la crusca lo metterà vicino a “petaloso” eheh!) allora ho pensato di scrivere un articolo per non parlare non solo di ciò che faccio ma di elencare anche ben 5 motivi per cui consiglio a tutti di intraprendere questa strada! 

 

“OSS” sta per “Operatore Socio Sanitario”, ed è una figura ilo cui significato ed i cui ambiti professionali di competenza vengono sanciti dall'”Accordo Stato Regioni del 2001“. Come potete vedere dal colore blu che ha assunto la frase “Accordo Stato Regioni del 2001” ho creato un link ipertestuale (che rimanda al sito “operatoresociosanitario.net”) in cui potete reperire tutte le informazioni – discretamente esaustive – riguardo questa figura, perché preferisco dedicare questo articolo alla spiegazione pura, schietta e semplice di ciò che è per me l’OSS senza andare a fare un approfondimento storico che rischierebbe solo di far interrompere l’articolo già a partire da…adesso e rischiando di essere ripetitivo! E allora parliamo di cos’è l’OSS e i 5 motivi per cui consiglio a chiunque di intraprendere questa carriera! 

 

 

1

E’ UNA PROFESSIONE CON LA “P” MAIUSCOLA

ATTENZIONE! Non facciamo sciocchi riduzionismi classisti come ne vedo tanti nel web intasato dai “leoni da tastiera” … non vi fate mai dire che siete dei “badanti” (nulla a togliere alla professione se non al tono dispregiativo con cui viene pronunciata), perché a coloro che studiano per diventare OSS viene data una encomiabile preparazione professionale su ciò che sono le basi della fisiologia ed anatomia umana, del primo soccorso e della rilevazione dei parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, etc) del nutrizionismo, della mobilizzazione dei pazienti, del “microclima” e “comfort alberghiero”. Vale a dire che si studiano le basi del corpo umano e di conseguenza come nutrire, come muovere e come assicurare sanificazione e confort all’ambiente, alla strumentazione di lavoro e ai pazienti di ogni età ricoverati sia nelle strutture ospedaliere (pubbliche e private) sia a domicilio. Tutti questi ambiti, in passato, erano ricoperti dalle infermiere e dagli infermieri che, oltre ad effettuare le medicazioni, si assicuravano cioè il benessere primario del paziente. Oggi come oggi, l’infermiere is the new medico e noi siamo the new infermiere eheh! Scherzi a parte ciò che, in sostanza, va a fare l’OSS è tutto ciò che non riguarda manovre “invasive” (accessi venosi, somministrazione della cura medica, etc) che invece spettano, come è giusto, all’ambito infermieristico (per cui giustamente si studia e tanto!), se non l’assistenza all’infermiere in tali manovre.

 

2

E’ UN AMBITO IN CRESCITA

Rispetto all’ambito infermieristico e medico-chirurgico, quello socio-sanitario e di durata più breve e questo non solo permette a più persone di accedere al corso ma anche e soprattutto di potersi diplomare in tempi relativamente brevi (il corso ha una durata obbligatoria di 1000 ore, equivalente in circa sei mesi) e questo,l di conseguenza, permette un accesso più veloce all’ambito lavorativo. Infatti, molte strutture sia pubbliche (attraverso concorso pubblico!) sia private (per cui si può mandare CV) pubblicano o affiggono offerte di lavoro per OSS. Quindi, affrettatevi fin da ora a cercare un corso da poter frequentare per diplomarvi al più presto! Nei punti ora successivi vi esporrò delle “accortezze” e qualche suggerimento personale.

 

3

IL CONTATTO UMANO

Come accennato nei punti precedenti, ciò che l’OSS fa in passato era effettuato dall’infermiere, che quindi ricopriva un ambito vasto di competenze. Oggi, mentre l’infermiere è assiduamente impegnato nella somministrazione della cura al malato e alla sua medicazione, l’operatore socio-sanitario è colui che è pagato per donare del tempo al paziente. Se il paziente ha bisogno di aiuto nella somministrazione del pasto, se non riesce a muoversi ed ha bisogno di spostarsi o camminare, se ha bisogno di essere vestito, aiutato nella igiene o nel fabbisogno o se il paziente ha bisogno di essere ascoltato, abbracciato, compreso o ha bisogno di qualcuno che allieti la sua permanenza ospedaliera e la sua stessa vita, l’OSS c’è. Il contatto umano è fondamentale nell’ambito sanitario, perché la prima fonte di cura, proviene dal dentro. 

 

Heylà! 🙂

 

4

ARRICCHISCE NOI STESSI

Quando si parla di rapporti umani, non si tratta mai di un qualcosa che, in maniera monodirezionale, arricchisce solo la persona che sta di fronte a noi. Il fatto di poter aiutare i pazienti nel loro esplicare le proprie abitudini ordinarie o aiutarli a risolvere una situazione stra-ordinaria fa sentire gli operatori socio sanitari utili ed appagati nel compiere una missione, dall’altro, nel tempo che viene donato al paziente, quest’ultimo condivide con noi OSS la sua storia, la sua vita e la sua carriera e perché no, magari anche una bella lezioncina a briscola, qualche barzelletta zozza o meno zozza o qualsiasi altra cosa implichi un rapporto di confidenza, fiducia, rispetto, finanche, in molti casi, amicizia! 

 

5

TUTTO DIVIENE GIOCO

Essere OSS è un lavoro che implica responsabilità enormi e richiede attenzione, delicatezza e concentrazione e bisogna sempre ricordare che il paziente non è un amico con cui “prendere tutto come viene e alla leggera” ma che esso è una persona assistita, e ciò comporta il giusto grado di confidenza e di distacco professionale ed emotivo, ma nel momento in cui la nostra professione ci richiama anche ad intrattenere il paziente ascoltando le sue necessità ed andando incontro ai suoi desideri, tutto può divenire divertente e giocoso, nonostante la situazione più o meno grave o critica che purtroppo scandisce la consapevolezza esistenziale del paziente! Ricordatevi solamente che il paziente è una persona, e non un numero in una cartella clinica, e come tale dobbiamo fare ciò che è possibile e giusto per farlo stare meglio non solo a livello fisiologico e fisico, ma soprattutto psicologico e spirituale!

 

Spero che l’articolo vi sia piaciuto e se non cvi è piaciuto, va bene lo stesso .. cerco i vostri indirizzi e vi tiro uova alle finestre eheh! Fatemi sapere che ne pensate nei commenti e sui socia!

 

CIAOO RAGA! AL PROSSIMO ARTICOLO! 

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